Reggio, Caronte & Tourist ancora in amministrazione giudiziaria: scatta una terza proroga "rafforzata"

Per la prima volta il presidente del Tribunale Natina Pratticò ha stabilito non solo l’amministrazione giudiziaria della società di navigazione ma anche «l'esonero della governance aziendale dalla gestione dei rapporti con fornitori di beni e servizi

caronte e tourist amministrazione

È stata prorogata di altri sei mesi l’amministrazione giudiziaria nei confronti della società "Caronte&Tourist Spa", che gestisce il servizio di traghettamento sullo Stretto di Messina. Lo ha deciso la Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta del procuratore Giovanni Bombardieri e dei sostituti procuratori della Dda Stefano Musolino e Walter Ignazitto .

L'amministrazione giudiziaria è stata disposta nel gennaio 2021 e questa è la terza proroga perché «sulla scorta della relazione delle amministratrici giudiziaria, - è scritto nel provvedimento dei giudici - si evince la necessità di completare il programma di sostegno alla società amministrata , al fine di rimuovere le situazione di fatto e di diritto che, costituendo pericolo di infiltrazione criminale e di assoggettamento alle cosche di 'ndrangheta operanti nel territorio calabrese , hanno determinato la misura».

Per la prima volta il presidente del Tribunale Natina Pratticò ha stabilito non solo l’amministrazione giudiziaria della società di navigazione ma anche « l'esonero della governance aziendale dalla gestione dei rapporti con fornitori di beni e servizi ». Il gruppo Franza, proprietario della Caronte, infatti è esonerato per i prossimi sei mesi dal gestire pure i «rapporti di cessione a terzi di beni e servizi aziendali». Di tutto si dovranno occupare gli amministratori giudiziari che assumeranno il controllo dei vari settori dell’azienda.

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Lorenzo Matacena

Lorenzo Matacena

Nasce a Napoli il 13 marzo 1974 dove tuttora risiede. Inizia la sua attività lavorativa presso la società di navigazione Caronte & Tourist Spa della quale la famiglia è socia al 50% e nell’anno 2000 viene nominato membro del Consiglio di Amministrazione. Si laurea in Scienze Politiche presso l’Università “Orientale” di Napoli e nel contempo si occupa anche di altri settori di attività imprenditoriale in particolare di ingegneria ambientale. Nel 2008 Lorenzo Matacena viene nominato presidente della Ponte di Archimede International Spa che ha progettato la realizzazione di impianti per la produzione di energia rinnovabile, assumendo la presidenza di diverse Joint Venture tra la Ponte di Archimede International e partner esteri. Dal 2009 al 2018 è amministratore delegato della Cartour Srl. È membro del Consiglio della Confederazione Italiana Armatori dal 2009. Nel 2014 viene nominato Vice Presidente della Commissione Corto Raggio di Confitarma dove nel 2016 viene eletto membro del Comitato Esecutivo. Nel 2017 diventa Vice Presidente della Caronte & Tourist Isole Minori e Membro del Consiglio di Amministrazione della SNS Sepa. Nel 2019 viene nominato Amministratore Delegato della Caronte & Tourist Spa. Nel 2020 assume le seguenti cariche: Vice Presidente della Confederazione Italiana Armatori, Presidente Consiglio di Amministrazione Cartour S.r.L., Presidente Consiglio di Amministrazione C&T Isole Minori S.p.A., Vice Presidente del Consiglio di Amministrazione C&T S.p.A.

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“INFILTRAZIONI CRIMINALI”: DOPO DUE ANNI CARONTE&TOURIST NON E’ PIU IN AMMINISTRAZIONE GIUDIZIARIA – Stampalibera.it

Ultimo aggiornamento 12-06-2024 7:39

caronte e tourist amministrazione

“INFILTRAZIONI CRIMINALI” : DOPO DUE ANNI CARONTE&TOURIST NON E’ PIU IN AMMINISTRAZIONE GIUDIZIARIA

di Edg - Il Tribunale di Reggio Calabria ha deciso, a distanza di due anni dal clamoroso provvedimento dei giudici, la cessazione della misura di amministrazione giudiziaria per Caronte&Tourist Spa.

caronte e tourist amministrazione

A guidare le sorti dell’azienda, durante tutto questo periodo, sono stati gli amministratori giudiziari, sotto la guida dei magistrati che hanno adottato il provvedimento la cui durata non poteva comunque superare i due anni.

Alla fine del provvedimento di amministrazione giudiziaria le soluzioni potevano essere due: o la restituzione dell’azienda ai titolari, come in questo caso, o la confisca da parte dello Stato.

Gli amministratori in carica, in questi due anni, hanno potuto adottare provvedimenti in autonomia che non superassero la soglia dei diecimila euro, raggiunta la quale occorreva apposita autorizzazione da parte del giudice titolare del provvedimento.

AMMINISTRAZIONE GIUDIZIARIA: L'ULTIMA PROROGA NELL'ESTATE SCORSA.

L’amministrazione giudiziaria nei confronti della societa’ “Caronte&Tourist Spa” era stata prorogata di sei mesi nell'agosto scorso.

Lo aveva deciso la Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta del procuratore Giovanni Bombardieri e dei sostituti procuratori della Dda Stefano Musolino e Walter Ignazitto. L’amministrazione giudiziaria era stata disposta nel gennaio 2021 e quelle dell'estate scorsa e’ stata la terza proroga (la seconda è del settembre 2021) perche’ “sulla scorta della relazione delle amministratrici giudiziaria, – e’ scritto nel provvedimento dei giudici – si evince la necessita’ di completare il programma di sostegno alla societa’ amministrata, al fine di rimuovere le situazione di fatto e di diritto che, costituendo pericolo di infiltrazione criminale e di assoggettamento alle cosche di ‘ndrangheta operanti nel territorio calabrese, hanno determinato la misura”.

Per la prima volta il presidente del Tribunale Natina Prattico’ aveva stabilito non solo l’amministrazione giudiziaria della societa’ di navigazione ma anche “l’esonero della governance aziendale dalla gestione dei rapporti con fornitori di beni e servizi”. Il gruppo Franza, proprietario della Caronte, infatti era stato esonerato per sei mesi dal gestire pure i “rapporti di cessione a terzi di beni e servizi aziendali”. Di tutto si sono dovuti occupare gli amministratori giudiziari che hanno assunto il controllo dei vari settori dell’azienda.

Nell’ultimo anno e mezzo, “sono stati introdotti nell’ambito di un’organizzazione complessa, quale quella della Caronte&Tourist Spa, – si legge nel provvedimento dell'ultima proroga – una serie variegata di sistemi di prevenzione, controllo e monitoraggio di situazioni a rischio infiltrazione mafiosa di cui la stessa societa’ (rectius l’intero gruppo societario) precedentemente, pur operando in un territorio ad alta densita’ mafiosa, era incredibilmente priva. Detti strumenti sono stati via via implementati ed essi sono ancora in corso di affinamento e perfezionamento, sicche’ l’apprezzabile sforzo dell’amministrazione giudiziaria e’ quello di realizzare l’obiettivo che non si traducano in mere iniziative sulla carta, ma si confermino quali mezzi di efficace prevenzione del rischio di permeabilita’ della societa’ amministrata da parte di apparati criminali territoriali e non, che, di certo, indirizzano i loro appetiti nei confronti di una societa’, quale la Caronte&Tourist spa, che, nel settore dei trasporti nello Stretto di Messina, ha una posizione dominante, con conseguenti ingentissimi ricavi”. “L’opera di bonifica non puo’ dirsi ancora conclusa”. Avevano scritto cosi’ i giudici secondo cui, in alcune situazioni, “si continua a registrare un atteggiamento di riluttanza ed insofferenza ai controlli dell’amministrazione da parte della governance aziendale”.

L’interrogazione parlamentare.

“Sussistono più che ‘sufficienti indizi’ della permeabilità della società Caronte&Tourist rispetto ad infiltrazioni della criminalità organizzata , nonché della agevolazione in favore di più soggetti legati alle locali cosche di ‘ndrangheta”.

È quanto scrive la presidente della sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, Ornella Pastore (Giuseppina Laura Candito e Giovanni Verardi gli altri due giudici) , nel provvedimento con il quale è stata disposta l’ amministrazione giudiziaria  (3 febbraio 2021) del colosso che ha un valore di mezzo miliardo di euro e che gestisce il traghettamento sullo Stretto di Messina .

Il provvedimento è stato eseguito dalla Dia coordinata dal procuratore Giovanni Bombardieri , dagli aggiunti Giuseppe Lombardo e Gaetano Paci e dai sostituti della Dda Stefano Musolino e Walter Ignazitto (la richiesta è dell'aprile dell'anno scorso) .

Stando alle indagini, i portatori degli interessi della ‘ndrangheta agevolati dalla Caronte & Tourist (il cui capitale sociale è di 2.374.310 euro) sono l’imprenditore Domenico Passalaqua e Massimo Buda .

Da mero lavoratore nel piazzale, quest’ultimo ha fatto carriera. Secondo gli investigatori, è la “longa manus” di suo padre, il boss Santo Buda condannato a 14 anni e 8 mesi di carcere nel processo Sansone (che si è concluso da poco in Appello) ed esponente apicale  dell’omonima cosca federata agli Imerti-Condello con un ruolo di assoluto rilievo nei territori di Campo Calabro, Villa San Giovanni e territori limitrofi. La pericolosità di Massimo Buda - scrivono gli inquirenti - "si è protratta sino a epoca recente nelle dinamiche aziendali della società Caronte & Tourist, attraverso il sistematico ricorso alla violenza e all'intimidazione".

Le accuse a Passalacqua .

Passalacqua, invece, è un imprenditore che è stato condannato per mafia in via definitiva nel processo Meta, quale esponente della cosca Buda-Imerti, in "quanto imprenditore al servizio della cosca operante nel rispetto delle dinamiche oligopolistiche di tipo mafioso proprie degli imprenditori intranei ai circuiti mafiosi". L’agevolazione garantita dalla Caronte a Passalacqua “si era manifestata sulla sua persona – è scritto nel provvedimento – in relazione alla sua assunzione ("é stato assunto grazie all'intercessione di Giuseppe Stracuzza, ex sindaco di Fiumara ed è vicino agli Imerti, 'pezzo grosso' della Caronte occupandosi delle biglietterie'") ed alla successiva conservazione del rapporto di dipendenza nonostante la latitanza”.

In sostanza, non ha mai smesso di essere dipendente della società sia quando era sfuggito all’arresto sia nel periodo di detenzione. “L’agevolazione – scrivono i giudici – è giunta al punto da garantirgli la retribuzione senza farlo lavorare, sino all'ormai prossimo pensionamento”.

In una intercettazione Famiani, rivolgendosi a Repaci, gli suggerisce di "pagarlo a casa" dovendo andare in pensione a maggio. Repaci si trova d'accordo: "Questo pensavo pure io".

Intercettazioni che "sono in contrasto con quanto detto da Vincenzo Franza, amministratore delegato, che nel spiegare la vicenda del dipendente Passalacqua, sottolineava come la società avesse tentato invano di licenziarlo durante la sua latitanza".

Un riscontro alle dichiarazioni del pentito Cristiano si rinviene in alcune intercettazioni del 2016, quando Passalacqua, scarcerato dopo 5 anni di detenzione, chiede un incontro con Repaci per riprendere il servizio. Repaci ha qualche dubbio sulla possibilità che la sua riassunzione sia un diritto o meno.

"E' evidente che la società in conseguenza alle pesanti accuse e alla condanna a 16 anni di Passalacqua, avrebbe certamente potuto invocare la giusta causa per l'immediato licenziamento", scrivono i magistrati. Ma la società decide di non interrompere il rapporto di lavoro e gli assicura "un trattamento di favore". Il 14 marzo 2016 Passalacqua incontra il dirigente dell'azienda Minuti e dopo un colloquio otteneva l'assunzione. Minuti rassicura Passalacqua di aver predisposto tutto per farlo rientrare e impegnarlo solo nei turni pomeridiani, "atteso che lui gli aveva detto che i turni notturni e di mattina erano pesanti". Minuti conclude dicendo che dovrà contattare Saro Foti per i dettagli e che potrà beneficiare di oltre cinquanta giorni di ferie che gli toccano di diritto. Quindi gli consiglia di rientrare e poi andare in ferie.

Non solo: “Anche gli  interessi economici  di Passalacqua sono stati garantiti attraverso i servizi di somministrazione di cibi e bevande sugli imbarcaderi della Caronte&Tourist, garantiti alla Caap Service Srl” . Ma anche attraverso “i servizi di pulizia , disinfezione, disinfestazione , derattizzazione e sanificazioni forniti alla Cartone dal parte della Vep Services società cooperativa”.

L'AVVIO DELLE INDAGINI E LA ROTTURA DEL RAPPORTO CON LA CAAP SERVICE SRL. LE MICROSPIE SULL'AUTO DI VINCENZO FRANZA INDAGATO DI ASSOCIAZIONE MAFIOSA .

"Dopo aver appreso delle indagini della Procura - scrivono i magistrati - Caronte & Tourist decidevano di rescindere il rapporto contrattuale con la CAAP Service . In particolare accadeva che nell'aprile 2019, l'amministratore delegato di Caronte&Tourist Spa, Vincenzo Franza, rinveniva a bordo della sua autovettura le microspie collocate dalla polizia giudiziaria, su delega della Procura. Avendo acquisito contezza di essere sottoposto ad indagini, chiedeva tramite il suo difensore, di essere sottoposto ad interrogatorio, che avrà luogo il 21 maggio 2019, al seguito del quale Vincenzo Franza apprendeva la contestazione a suo carico del reato di cui all'art. 416 bis e l'oggetto delle investigazioni".

Franza, nel corso all'interrogatorio, negava di essere a conoscenza delle infiltrazioni nella sua azienda di personaggi riconducibili alla 'ndrangheta villese, asserendo di non conoscere i Buda e gli Imerti e di essere all'oscuro dei dettagli relativi agli appalti per la pulizia delle navi. Franza sosteneva di essersi limitato nel corso degli anni, a verificare l'incensuratezza dei soggetti assunti. "Emerge invece - scrivono i magistrati - dai colloqui intercettati, come sia il Franza che gli altri dirigenti della Caronte & Tourist fossero ben a conoscenza della personalità del Buda nonché dello spessore criminale di Passalacqua".

"Non può certamente ritenersi frutto di una mera casualità - aggiungono gli inquirenti - il fatto che numerosi dipendenti, collaboratori, fornitori e partner appartenessero alle famiglie di 'ndrangheta di Villa San Giovanni, tante volte assurte agli onori della cronaca giudiziaria".

In ogni caso, soltanto una volta appresa dell'esistenza del predetto procedimento penale, "la società ha parzialmente modificato la natura delle proprie relazioni con detti soggetti". Lo stesso legale di Vincenzo Franza, in una nota del marzo 2020, con la quale sollecita l'archiviazione, evidenzia come la società avrebbe avviato una ristrutturazione della policy aziendale, "adottando rigorose e centralizzate procedure di verifica e controllo del personale da assumere, delegando a Vincenzo Franza la responsabilità tecnica delle opere edili, e istituendo un rigido regolamento per il rilascio di biglietti e tessere gratuite". Inoltre nella memoria si illustravano le modifiche nei quadri del management della Spa, per le dimissioni di Repaci e Famiani e l'inserimento nel Cda della Spa dell'ex questore e prefetto Giuffrè.

Misure che però non vengono ritenute adeguate dai magistrati perchè "innanzitutto il rapporto commerciale con la società CAAP è stato interrotto soltanto dal 31 marzo 2020, dopo aver mantenuto il rapporto con la ditta sequestrata e poi confiscata per oltre quattro anni...". Poi per aver liquidato 400mila euro ai titolari della società, a titolo di indennizzo, nonostante avessero già assorbito tutte le maestranze. In una nota recentissima, del settembre 2020 , la Dia di Reggio Calabria, scrive che "per le notizie in possesso di questo Centro Operativo, la catena di comando dei servizi operativi del gruppo Caronte&Tourist nello Stretto di Messina, è tuttora invariato rispetto alle precedenti acquisizioni investigative, poiché le direttive impartite da Calogero Famiani giungono, per il tramite di Placido Restuccia e Rosario Donato, a Massimo Buda, che oggi ha un incarico superiore rispetto a quello del recente passato". Ne consegue che "nulla di significativo è intervenuto rispetto al passato e pertanto la società non ha inteso adottare le misure necessarie per contenere aspettative delle cosche".

L'INCARICO ALL'EX QUESTORE GIUFFRE' DA 50MILA EURO L'ANNO MA "SENZA NESSUNA RESPONSABILITA'" .

A Santi Giuffrè, già questore di Messina e Prefetto, viene attribuito il ruolo di garante della legalità oltre a quello di componente del Cda di Caronte & Tourist, sin dal giugno 2017, "nelle fasi in cui le scelte societarie risultavamo del tutto inidonee a scongiurare le infiltrazioni mafiose". La nomina di Giuffrè è di Antonino Repaci, "ovvero da colui che è stato il regista delle strategie aziendali per più di un trentennio", essendosi dimesso soltanto a seguito della misura cautelare per il reato di corruzione nel dicembre del 2019.

Indicativa dei rapporti tra i due è una conversazione intercorsa tra Repaci e Giuffrè nell'aprile del 2017, quando il primo preannunciava al secondo l'imminente designazione quale consigliere di amministrazione, "rappresentandogli come il suo ruolo, al di la' della formale investitura e della cospicua retribuzione ('penso che saranno 50 mila euro annui'), non avrebbe comportato alcuna responsabilità operativa (che evidentemente rimaneva in mano ad altri)". Ecco alcuni passaggi della intercettazione: Giuffrè: "Ma queste cose cosa comportano"; Repaci: "Nulla. Una presenza... almeno due, tre volte l'anno. Una cosa di queste"; Repaci: "C'è un compenso...che non guasta mai...; Giuffrè: "E senza offesa... va bene allora".

Nella memoria, sottolineano i giudici, "non viene fatto alcun riferimento ad un possibile avvio  di attività investigativa interna all'azienda volta a comprendere quali strutture ovvero quali organismi o persone non abbiano adeguatamente svolto il loro compito, ovvero abbiano deliberatamente agevolato gli interessi di soggetti pericolosi e sulla eventuale sostituzione dei soggetti responsabili". Il riferimento è a Donato, Restuccia e Famiani, dirigenti aziendali che a tutt'oggi rivestono compiti di elevata responsabilità in seno all'azienda, che "erano a conoscenza della capacità di Buda di intimidire". La presenza di Massimo Buda, secondo i riscontri della Dia, alla data del 24 settembre 2020 veniva annotata al Molo Norimberga. Lo stesso si qualificava come 'capo scalo', "a dimostrazione del fatto che continui a svolgere un ruolo di rilievo all'interno della società a dispetto di quanto emerso".

Le accuse contro Massimo Buda .

Nei confronti di Massimo Buda , l’agevolazione si è manifestata con “la sua assunzione, con la rapida e brillante progressione di carriera , con la capacità di promuovere e gestire le nuove assunzioni e con la delega conferitagli per la risoluzione delle controversie tra i dipendenti o con i fornitori ovvero ancora con i clienti e con la concessione di biglietti omaggio da gestire per alimentare la percezione sociale del suo ruolo dominante nella Spa”.

"Risulta - scrivono i magistrati - dai colloqui intercettati che Massimo Buda era fortemente sponsorizzato dalla componente 'reggina' della società (Rosario Donato e Antonino Repaci), mentre la sua progressione in carriera era stata in un primo tempo osteggiata dai rappresentanti 'messinesi', cioè Vincenzo Franza, Olga Mondello e il dirigente Tiziano Minuti".

Inoltre, “gli interessi economici di Massimo Buda – è scritto sempre nel provvedimento del Tribunale – sono stati agevolati in relazione alla fornitura dei servizi di disinfestazione e derattizzazione alla Caronte da parte della Carist di Teodoro Cristiano (suo cognato, ndr ), nonché alla fornitura dei servizi di prenotazione per l’imbarco degli autotrasportatori, garantiti alla Cam service Srl”. “In realtà, – sostengono i giudici – l’agevolazione degli interessi del Passalacqua e del Buda non è che il riflesso specifico di una complessiva strumentalizzazione dell’impresa agli interessi della ‘ndrangheta (e in particolare della cosca Buda-Imerti) di cui anche i due citati sono portatori”.

Con il provvedimento di amministrazione giudiziaria della Caronte&Tourist, in sostanza, la Dda ha inteso bonificare e impermeabilizzare la struttura aziendale dal rischio di future ed ulteriori contaminazioni criminali ed interferenze mafiose . A Massimo Buda, infine, sono stati sequestrati beni per circa 800mila euro . Oltre a diverse disponibilità finanziarie, la Dia ha applicato i sigilli a due ditte individuali, 5 appezzamenti di terreno di cui uno edificabile, 2 appartamenti e un garage a Villa San Giovanni , un appartamento con box e piccolo vano cantinato a Lissone , in provincia di Monza e Brianza.

Due nuovi pentiti .

Come detto, nel provvedimento del Tribunale sono finiti anche i  verbali  di due nuovi pentiti, Giuseppe Liuzzo e  Vincenzo Cristiano.

Giuseppe Liuzzo , in un interrogatorio al pm Lombardo, tra l'altro fa riferimento alla figura di Antonino Repaci , manager e uomo di fiducia di Amedeo Matacena senior, "il quale era solito occuparsi dei regali che la Caronte SPA era solita fare ai rappresentanti delle cosche".

Secondo Liuzzo "sia il cavaliere Amedeo Matacena che l'omonimo figlio Amadeo avevano sempre avuto 'un debole' per la cosca Imerti, mentre Repaci,  l'amministratore  delegato, prediligeva la cosca Zito-Bertuca".

Liuzzo spiega anche il sistema che regolava le assunzioni. "Si teneva conto del peso di ogni consorteria, un 35% venivano scritte perchè dovevano essere assunte 2 degli Alvaro, 2 degli Imerti, 2 dei De Stefano, 2 di qua, due di là.... Poi è capace che i Rosmini, o tramite i Campolo ne assumevano dieci, ne assumevano dodici. Quello era un altro discorso". Senza contare le ulteriori opportunità offerte dall'indotto. "Le assunzioni erano tutte, la maggior parte al 50/60 % regolari. Le seguiva Repaci, le seguiva chi le doveva seguire...". Liuzzo ha anche precisato di non aver intuito che anche dopo la fuoriuscita di Amedeo Matacena dalla società, "i legami con le 'ndrine non erano stati recisi in quanto nessuno tra gli esponenti della locale 'Ndrangheta aveva espresso lamentele...ed inoltre anche nella nuova fase al vertice dirigenziale della società era rimasto Antonino Repaci, quale segno di continuità della precedente gestione". "Emerge dalle dichiarazioni di Liuzzo - scrivono i magistrati - come i vertici della società, definita dal collaboratore 'la gallina dalle uova d'oro', abbiano favorito prima alcuni esponenti di cosche reggine e in seguito esponenti appartenenti alle cosche operanti nel settore di Villa San Giovanni".

Vincenzo Cristiano,  il 3 maggio 2017 ha spiegato al pm Walter Ignazitto come la cosca Bertuca poteva attraversare gratuitamente lo Stretto. “Non abbiamo pagato, no mai… – dice il collaboratore di giustizia – non pagavamo perché avevamo il biglietto omaggio … Più che altro ce li ha la politica perché glieli mandano tutti i mesi… Il gruppo Caronte gli manda 50 biglietti alla politica e poi al sindaco e il sindaco poi li distribuisce ai vari assessori, 5, 10 . Lo so perché me l’ha dato qualche volta il sindaco, qualche volta il presidente del consiglio , qualche volta qualche assessore… ma di più a me li ha dati il sindaco… Antonio Messina (l’ex sindaco di Villa San Giovanni, ndr ). Ma avevano anche le tessere che erano di proprietà del Sindaco, pero' la prestavano se dovevi andare e tornare, capito?".

In un precedente verbale del 2016 il collaboratore rispondendo alle domande le procuratore Lombardo spiega come "a gestire le navi traghetto è il gruppo Imertiano, Buda-Imerti...". Uno degli uomini indicato dal pentito come "delegato da Imerti per occuparsi della Caronte è Domenico Passalacqua", vicino, a detta di Cristiano, a Repaci, l'ex amministratore delegato della Caronte. "Indicativo dei rapporti esistenti tra Passalacqua e Repaci il fatto che all'indomani della scarcerazione del primo e mentre era ancora in corso il processo a suo carico per associazione mafiosa, Repaci l'aveva accolto all'interno dell'azienda, garantendogli un turno di lavoro adeguato alle sue nuove esigenze. Tale accoglienza era avvenuta con un abbraccio particolarmente caloroso nel piazzale degli imbarcaderi dei traghetti". Secondo il racconto del collaboratore, "Passalacqua faceva anche da collegamento con gli esponenti della famiglia Zito, figlio di Vincenzo capo dell'omonima 'ndrina ed inoltre era entrato a far parte della gestione dei bar sui traghetti, secondo il collaboratore con la finalità si riciclaggio dei capitali di quella 'ndrina".

Vincenzo Cristiano, in un altro interrogatorio del 2017, fa riferimento a Repaci che avrebbe goduto della protezione delle cosche di Archi, "essendo egli residente in tale quartiere e la moglie era solita frequentare con Caterina Morabito (è stata anche la madrina della secondogenita di Rosita Caponera), moglie di Paolo Caponera, noto esponente della 'ndrina De Stefano". Ma poi precisa che "di Repaci si dice che è una persona per bene, seria e tutto...".

Le pressioni della criminalità organizzata fin dai primi anni settanta .

Secondo quanto accertato dalla Dia, inquietanti pressioni criminali si verificano fin dalla fusione tra Caronte e Tourist. La Dia evidenza che l'inserimento da parte della famiglia Matacena nelle attività di traghettamento sulla rotta Villa-Messina veniva spiegato già nel 1984 in un memoriale fatto pervenire alla procura di Reggio Calabria ed attribuito ai detenuti Giuseppe Sanzone, Walter Alborghetti e Giuseppe Albanese.

Quest'ultimo, nel 1992, racconta come Matacena, nel 1970-71, riesce a venire con un accordo con il gruppo fascista di Zerbi, "in quanto costoro ritenevano Matacena un avversario per il suo passato, in quanto Matacena nell'ultimo periodo di resistenza in Italia uccise due soldati tedeschi. Messo da parte il rancore, i fascisti accettano il finanziamento di Matacena. In cambio Matacena si servi di loro per fare pressione su un gruppo di industriali che avevano impiantato con il dott. Leuzzi la società Caronte di Villa San Giovanni per i viaggianti che scendono per la costa tirrenica. Con questo nuovo servizio di Caronte, Matacena veniva a perdere sui profitti per mancanza di passeggeri...così impegnò le forze fasciste di Reggio Calabria e qualche mafioso a far pressioni ed intervenire con minacce sulla nuova società esistente, costringendoli ad una fusione della nuova società con quella di Matacena, che come guardia del corpo aveva degli italoamericani...".

I legami di Amedeo Matacena con esponenti della criminalità organizzata dell'epoca vengono confermati anche dal collaboratore Giuseppe Albanese che descrive gli interessi del boss Bruno Campolo, collegato alla Caronte di Matacena in quanto era titolare di una ditta che svolgeva, tra l'altro, il servizio di biglietteria nell'approdo di Reggio Calabria ma gestiva anche il servizio bar-ristorazione a bordo delle navi Caronte Spa, "oggi svolto dal figlio di questi, Giuseppe Campolo, socio nonché presidente del Cda della società". Campolo, assieme a Giuseppe Aquila (legati da rapporti di parentela), avevano assunto un ruolo sempre più importante all'interno della società Caronte. Aquila, addirittura, "da semplice barista della Caronte è riuscito, nel giro di pochi anni, ad assurgere alla carica di vice presidente della Provincia". Anche un altro collaboratore, Giuseppe Scopelliti, racconta dei rapporti tra Amedeo Matacena jr e la famiglia mafiosa dei Rosmini. Ma anche altri collaboratori sono concordi nell'indicare in Matacena jr come l'uomo politico prescelto dalle cosche reggine e in Giuseppe Aquila il trait-d'union tra Matacena e le famiglie mafiose dei Rosmini e Serraino.

Le dichiarazioni di Bombardieri e Paci .

“Mi preme sottolineare che la misura dell’amministrazione giudiziaria presuppone che il titolare dell’azienda sia terzo rispetto ai soggetti pericolosi”, ha chiarito il procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Bombardieri secondo cui “non si parla di controllo dell’azienda . Ove ci fosse stato un controllo, ben altre sarebbero state le misure da adottare. Qua non stiamo parlando di un sequestro finalizzato alla confisca ma di un’amministrazione giudiziaria svolta nell’ interesse della stessa società per consentire di bonificare quelle situazioni che si sono verificate”. Per il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo, “quello di oggi è sicuramente tra i più importanti provvedimenti di amministrazione giudiziaria che siano mai stati eseguiti in Italia”.

“La nostra attività – ribadisce il magistrato – ritengo debba estendersi per comprendere come opera nel nostro territorio l’ indotto mafioso che non è mafia ma spesso e volentieri vive di mafia e beneficia delle sue logiche . Speriamo che quest’ esperimento possa servire anche da modello per operazioni simili da svolgere in futuro beneficiando di tutti gli strumenti per noi indispensabili” nel contrasto alla ‘ndrangheta. “Le vicende della società che ha gestito il traghettamento sullo Stretto storicamente ha suscitato gli interessi mafiosi. – ha sottolineato il procuratore aggiunto Gaetano Paci – Quello che è stato focalizzato con il provvedimento di oggi è che questi interessi mafiosi nel tempo hanno trovato un radicamento attraverso lo sfruttamento delle capacità imprenditoriali della società. Nel fare questo si è tenuto conto del ruolo criminale di questi soggetti”.

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Stretto di Messina, Caronte&Tourist in amministrazione giudiziaria

La società di traghettamento dello stretto di messina che vale 500 milioni è accusata di aver agevolato le cosche calabresi.

di Nino Amadore

3 febbraio 2021

caronte e tourist amministrazione

3' di lettura

La Caronte&Tourist, la società che si occupa del traghettamento sullo Stretto di Messina collegando quotidianamente Villa San Giovanni al capoluogo siciliano, avrebbe agevolato gli esponenti della ’ndrangheta reggina affidando a imprese riconducibili agli esponenti delle ’ndrine vari servizi all’interno delle navi che fanno la spola tra le coste siciliane e calabresi. C’è tutto questo e non solo alla base del provvedimento di amministrazione giudiziaria ai sensi dell’articolo 34 del Codice antimafia emesso dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Reggio Calabria di cui è presidente Ornella Pastore ed eseguito dagli uomini della Dia coordinati dalla Procura antimafia reggina guidata da Giovanni Bombardieri. Per sei mesi, dunque, la Caronte&Tourist, sarà amministrata da uomini dellO Stato: il Gruppo è storicamente controllato dalle famiglie Franza di Messina e Matacena (Amedeo, ex parlamentare di Forza Italia, oggi latitante a Dubai, è da sempre ritenuto vicino alle ’ndrine) di Reggio Calabria che un paio di anni fa hanno aperto al fondo inglese Basalt che ne ha rilevato il 30% delle quote. Caronte&Tourist, secondo stime della Dia diretta da Maurizio Vallone, vale 500 milioni e ha un capitale sociale di 2.374.310 euro, dà lavoro a 1.200 persone e ha una costellazione societaria molto ampia con 23 società controllate nel settore della navigazione e non solo.

«Mi preme sottolineare che la misura dell'amministrazione giudiziaria presuppone che il titolare dell'azienda sia terza rispetto ai soggetti pericolosi - ha spiegato il procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Bombardieri -.Non si parla di controllo dell'azienda. Ove ci fosse stato un controllo, ben altre sarebbero state le misure da adottare. Qua non stiamo parlando di un sequestro finalizzato alla confisca ma di un'amministrazione giudiziaria svolta nell'interesse della stessa società per consentire di bonificare quelle situazioni che si sono verificate. È evidente che si parla di agevolazione che si è sviluppata con quei servizi che hanno consolidato le cosche di riferimento di determinati soggetti».

Due i personaggi al centro della vicenda. Uno è Massimo Buda, figlio dello storico esponente di ’ndrangheta  Santo, nell’ottobre dell’anno scorso condannato in appello a 14 anni e 8 mesi nel cosiddetto processo Sansone perché ritenuto reggente della cosca Buda-Imerti Condello di Villa San Giovanni. Per Buda, ritenuto la longa manus del padre all’interno di Caronte&Tourist, la sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria ha disposto il sequestro di un patrimonio stimato in 800mila euro. L’altro personaggio chiave di questa storia è Domenico Passalacqua, già condannato per mafia e destinatario di una misura di prevenzione personale e patrimoniale. L’indagine è stata condotta dagli uomini della Direzione investigativa antimafia coordinati dai sostituti procuratori Stefano Musolino e Walter Ignazitto e dai procuratori Calogero Gaetano Paci e Giuseppe Lombardo. Alla base gli accertamenti, del procedimento denominato Scilla&Cariddi accertamenti patrimoniali ma anche il racconto di diversi collaboratori di giustizia. Sia Buda che Passalacqua erano dipendenti di Caronte&Tourist e titolari sia direttamente che tramite prestanomi di imprese che gestivano i servizi di bar e ristorazione, di pulizia e disinfestazione a bordo delle imbarcazioni nonché i servizi di prenotazione per gli autotrasportatori che si imbarcavano sui traghetti del Gruppo Caronte&Tourist. «Le vicende della società che ha gestito il traghettamento sullo Stretto storicamente ha suscitato gli interessi mafiosi - ha aggiunto il procuratore aggiunto Gaetano Paci -. Quello che è stato focalizzato con il provvedimento di oggi è che questi interessi mafiosi nel tempo hanno trovato un radicamento attraverso lo sfruttamento delle capacità imprenditoriali della società. Nel fare questo si è tenuto conto del ruolo criminale di questi soggetti».

Non solo: il gruppo di navigazione ha assunto anche soggetti segnalati da Buda e Passalacqua cui sarebbe stata anche garantita la retribuzione durante la latitanza e la permanenza in carcere. A Buda, invece, sarebbe stata garantita una rapida e brillante carriera affidandogli il ruolo di promuovere e gestire le nuove assunzioni e la delega per la risoluzione delle controversie tra dipendenti o con i fornitori. Secondo gli investigatori questo provvedimento certifica che la «’ndrangheta non si rapporta più con la forza dell’intimidazione ma è sempre di più imprenditrice, in questo caso con società di servizi, sfruttando la forza di determinati nomi». La società avrebbbe coinvolto anche rappresentanti istituzionali nel Cda proponendo, «apparentemente» dicono gli inquirenti, un’azione di legalità. «La nostra attività - ha detto Giuseppe Lombardo che ha ricordato l'inchiesta “Breakfast” sugli interessi e l'operatività del gruppo Matacena nel settore del traghettamento sullo Stretto di Messina - ritengo debba estendersi per andare a comprendere come opera in questo territorio il cosiddetto indotto mafioso che non è mafia ma di mafia vive».

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La giornata - Involuzione francese

Amministrazione giudiziaria per la "caronte & tourist spa".

Amministrazione giudiziaria per la "Caronte & Tourist Spa"

La "Caronte & Tourist Spa", società di navigazione privata che effettua il traghettamento tra Calabria e Sicilia, è stata posta in amministrazione giudiziaria per sei mesi nell'ambito di un provvedimento eseguito questa mattina dalla Direzione investigativa antimafia di Reggio Calabria. Secondo l'indagine, denominata "Scilla e cariddi", coordinata dalla procura distrettuale della Repubblica reggina guidata dal procuratore Giovanni Bombardieri, la società, valutata 500 milioni di euro, avrebbe agevolato esponenti della 'ndrangheta.

Beni del valore di circa 800.000 euro sono stati sequestrati, nell'ambito dell'operazione della Dia e della Dda di Reggio Calabria  che stamani ha portato all'esecuzione di un provvedimento che dispone l'amministrazione giudiziaria per la società "Caronte & Tourist Spa, con sede a Messina, che gestisce i collegamenti nello Stretto, a Massimo Buda, dipendente della società e figlio di Santo Buda, appartenente all'omonima famiglia di Villa San Giovanni, federata, secondo gli inquirenti, alla cosca Imerti-Condello attiva nel comprensorio di Villa San Giovanni e territori limitrofi.

Il sequestro comprende 2 ditte individuali comprensive dell'intero patrimonio aziendale con sede a Villa San Giovanni; 5 appezzamenti di terreno di cui uno edificabile per complessivi 700 metri quadri; 2 appartamenti ed un garage a Villa San Giovanni; un appartamento con box e piccolo vano cantinato nel Comune di Lissone; disponibilità finanziarie.

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‘Ndrangheta: amministrazione giudiziaria per società Caronte & Tourist, vale mezzo miliardo

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La Direzione Investigativa Antimafia, coordinata dalla locale Procura Distrettuale della Repubblica, sta eseguendo un provvedimento emesso dal locale Tribunale – Sezione Misure di Prevenzione -, con il quale è stata disposta l’amministrazione giudiziaria della Caronte & Tourist S.p.A. , società privata di navigazione di grandi dimensioni valutata circa 500 milioni di euro , che è accusata di aver agevolato esponenti della ‘ndrangheta . Per maggiori dettagli sull’operazione “Scilla & Cariddi” è stata convocata una video conferenza stampa da remoto alle 10.30 con il Procuratore Capo della Procura di Reggio Calabria, Dott. Giovanni Bombardieri, e il Direttore della Direzione Investigativa Antimafia, Dott. Maurizio Vallone.

La società Caronte & Tourist valutata mezzo miliardo di euro – La Caronte & Tourist è una società di navigazione privata derivante dalla fusione di due società storiche di trasporti marittimi, ovvero la calabrese Caronte S.p.A. e la siciliana Tourist Ferry Boat S.p.A. Il gruppo Caronte & Tourist si occupa dei collegamenti marittimi nello Stretto di Messina tra Villa San Giovanni e Messina. Come si legge sul loro sito, dopo aver varcato i confini dello Stretto la compagnia di navigazione si è affermata leader nei servizi di trasporto nel Mediterraneo. Con l’inaugurazione della rotta Messina – Salerno di Autostrade d’Amare, Caronte & Tourist è diventata punto di riferimento nei collegamenti via mare per il centro e il sud Italia. La società di navigazione oggetto dell'inchiesta della Dda e della Dia di Reggio Calabria è valutata mezzo miliardo di euro.

Presidente Caronte: "Piena fiducia magistratura" – "Riteniamo di dover rassicurare clienti, dipendenti, fornitori e tutti gli altri stakeholders riguardo al provvedimento emesso oggi dal Tribunale di Reggio Calabria, che ha disposto l'amministrazione giudiziaria per la Caronte & Tourist S.p.a". Lo afferma in una nota il Cavaliere del Lavoro Olga Mondello Franza, presidente del Gruppo C&T, in relazione al provvedimento ordinato dalla Procura di Reggio Calabria. "Si tratta – come si legge nel provvedimento stesso – di uno strumento innovativo previsto dalla legge che prevede un ‘controllo giudiziario' sull'attività dell'impresa, che continua senza alcuna limitazione oggettiva o soggettiva, e senza alcuna modifica dei vertici. Essa, infatti, ha come necessario presupposto che l'azienda non sia assolutamente riconducibile a soggetti socialmente pericolosi e che vada anzi affiancata e coadiuvata proprio per evitare il rischio di infiltrazione". "Nella fattispecie – prosegue il presidente  – il provvedimento prende le mosse da situazioni che risalgono a periodi remoti e che comunque non hanno mai avuto alcun riferimento alla normale operatività aziendale. Il Gruppo Caronte & Tourist, d'altra parte, si è da tempo dotato di strumenti procedurali e ha assunto forme di governance indirizzate alla radicale eliminazione di qualunque elemento di opacità nello svolgimento del proprio business". "Nel confermare la nostra fiducia non formale nell'operato della Magistratura – conclude Olga Mondello Franza – siamo certi che in tempi ancor più brevi di quelli usualmente previsti per situazioni siffatte riusciremo a dimostrare la assoluta liceità delle nostre attività e l'importante percorso di legalità che ci vede da tempo protagonisti".

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'ndrangheta, in amministrazione giudiziaria società di navigazione caronte.

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REGGIO CALABRIA - È la più grande azienda dello Stretto per fatturato e numero di dipendenti, ma per anni, se non decenni, ha finito per agevolare i clan con subappalti, commesse, assunzioni a richiesta. Per questo motivo la Caronte & Tourist, holding del mare che si occupa in regime di monopolio del traghettamento privato tra le sponde calabresi e siciliane dello Stretto, è da oggi in amministrazione giudiziaria.  

Il provvedimento, chiesto e ottenuto dalla procura antimafia di Giovanni Bombardieri all'esito delle indagini della Dia coordinate dagli aggiunti Giuseppe Lombardo e Gaetano Paci e dai pm Walter Ignazzitto e Stefano Musolino , mette la società nelle mani degli amministratori, esautorando l'attuale governance per 6 mesi dalla gestione della società. Un colosso del valore di mezzo miliardo di euro e con un capitale sociale di quasi 2,4 milioni, detenuto dalla famiglia Matacena, che in dote ha portato la "Caronte" e dalla famiglia Franza, storica titolare della Tourist, e da un fondo inglese, di recente entrato nella compagine societaria, la Basalt Infrastructure partners, cui farebbero capo diverse società di navigazione.  

"Non parliamo di controllo dell'azienda da parte dei clan, ma dell'agevolazione che i clan hanno avuto grazie ai servizi di cui si sono appropriati. Questo provvedimento è mirato a bonificare la società dall'inquinamento della 'ndrangheta ed è una forma di tutela -  sottolinea il procuratore capo Giovanni Bombardier i - per l'economia del comprensorio". Lo strumento, aggiunge il procuratore aggiunto Lombardo è "l'articolo 34 del nuovo codice antimafia, che serve esattamente a questo, a ripulire. E non si può che concordare con quanto i giudici specificano nel provvedimento, sottolineando come altri strumenti allo stato siano inutili per un'efficace opera di bonifica".  

Con Caronte - emerge dalle carte - i clan hanno banchettato e dalle indagini emerge "la permeabilità della società Spa rispetto ad infiltrazioni della criminalità organizzata, nonché l'agevolazione garantita in favore di più soggetti legati alle locali articolazioni di 'ndrangheta". E che i clan avessero interessi e contatti nella società è dato emerso in innumerevoli inchieste, a partire da quella sulla latitanza dell'ex deputato Amedeo Matacena, tuttora latitante a Dubai, che delle sue quote in società si è disfatto poco prima di darsi alla fuga all'estero per dribblare una condanna definitiva per concorso esterno come referente politico del clan Rosmini. Più di recente sono state invece le indagini Sansone e Cenide a mostrare come i clan avessero porte aperte e facoltà di controllo su servizi ed assunzioni all'interno della società. Dati confermati anche da diversi pentiti, come Vincenzo Cristiano e il boss imprenditore Giuseppe Liuzzo.  

È lui a mettere a verbale che i rapporti della famiglia Matacena con i clan sono antichi, risalgono ai tempi del patron e fondatore Amedeo Matacena senior , "il Cavaliere". Il suo tramite? Il boss Bruno Campolo che "ha i rapporti con Araniti e con i De Stefano ... Perché a quei tempi quelli che contavano erano gli Araniti e i De Stefano". Legami che si sarebbero mantenuti negli anni a venire, perché "La Caronte era la società, la gallina dalle uova d'oro. Quindi, in poche parole, Matacena per come la posso vedere io, essendo che avevano il Cavaliere e la mamma, avevano le loro amicizie, nel momento in cui sono usciti i collaboratori di giustizia (..) si sono resi conto che venivano toccati. Quindi si sono buttati le basi all'estero nel momento non del sospetto". Ed è sempre Liuzzo a spiegare il manuale Cencelli delle assunzioni di 'ndrangheta "c'erano i Buda... che avevano le loro persone inserite (...) Le assunzioni erano tutte, la maggior parte al 50/60 % regolari. Le seguiva Repaci, le seguiva chi le doveva seguire. Un 35% venivano scritte perché dovevano essere assunte 2 degli Alvaro, 2 degli Imerti, 2 dei De Stefano, 2 di qua, due di là. Poi è capace che i Rosmini, o tramite i Campolo ne assumevano dieci, ne assumevano dodici. Quello era un altro discorso". Perché ai Campolo prima e ai Passalacqua poi i Matacena hanno sempre concesso "la gestione di tutti i bar della Caronte, era un business". 

"La società che ha gestito il traghettamento sullo Stretto storicamente ha suscitato gli interessi mafiosi - sintetizza  il procuratore aggiunto Gaetano Paci -. Quello che è stato focalizzato con il provvedimento di oggi è che questi interessi mafiosi nel tempo hanno trovato un radicamento attraverso lo sfruttamento delle capacità imprenditoriali della società". Durato fino ad oggi.  

A Massimo Buda, figlio di Santo, di recente condannato a 14 anni e 8 mesi in appello come reggente dell'omonimo clan di Villa San Giovanni, e Domenico Passalacqua, condannato per associazione mafiosa, non solo era stata garantita un'assunzione. Ai due facevano direttamente o indirettamente capo una serie di imprese che per Caronte&Tourist gestivano servizi di varia natura, dalla ristorazione alla pulizia.  

In più, la società era diventata una sorte di ufficio di collocamento dei clan. A gestire le assunzioni, come le controversie con dipendenti e fornitori, come la distribuzione di biglietti e attraversamenti gratuiti era Massimo Buda, entrato da dipendente di infimo livello e protagonista di una fulminea quanto inspiegabile progressione di carriera. Per i giudici, a lui sono anche finite in mano disinfezione e derattizzazione, assegnate alla Carist, e i servizi di prenotazione per l'imbarco degli autotrasportatori affidati alla Cam service.  Nei suoi confronti, la sezione Misure di prevenzione del personale ha disposto un sequestro beni del valore di 800mila euro, fra cui due ditte, 5 terreni di cui uno edificabile, due appartamenti ed un garage a Villa San Giovanni, un appartamento a Lissone, in provincia di Milano, più diverse disponibilità finanziarie.  

Passalacqua invece si è invece dovuto "accontentare" di uno stipendio da bigliettaio, ma che gli è stato regolarmente versato anche durante latitanza e detenzione. In più a lui sono finiti tutti i servizi di ristorazione assegnati alla Caap service e quelli di disinfestazione, derattizzazione e sanificazione fomiti alla Caronte & Tourist Spa da parte della V.E.P. Services Soc. Coop, con contratti in essere fino a non molti mesi fa. 

Ma non si tratta di favori personali. Appalti, commesse e assunzioni non servivano per agevolare i singoli. Per i giudici, le agevolazioni ottenute da Buda e Passalacqua non sono che "il riflesso specifico di una complessiva strumentalizzazione dell'impresa agli interessi della 'Ndrangheta (in particolare, ma non solo, della sua articolazione territoriale nota come cosca Buda-Imerti) di cui anche i due citati sono portatori". E si tratta - specificano- "di infiltrazione da ritenersi attuale, atteso che, come già accennato non appare pienamente convincente il percorso seguito dalla società né possono essere positivamente valutate le terapie interne, adottate dall'impresa, al fine cli contenere il pericolo cli reiterazione nelle precedenti condotte agevolative". Traduzione, generici protocolli di legalità non bastano, per bonificare la società dai clan devono intervenire gli amministratori individuati dallo Stato.  

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Caronte & Tourist avrebbe agevolato la ‘ndrangheta, società in amministrazione giudiziaria

La dia ha eseguito il provvedimento emesso dal tribunale di reggio. azienda valutata 500 milioni.

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REGGIO CALABRIA Mezzo miliardo di euro. È il valore della società posta in amministrazione giudiziaria stamattina dalla Dia di Reggio Calabria nell’ambito di un’operazione coordinata dalla Procura Distrettuale della Repubblica reggina guidata dal procuratore Giovanni Bombardieri.

È la società di navigazione privata Caronte & Tourist, che si occupa del traghettamento tra le sponde calabresi e siciliane dello Stretto di Messina, la società posta in amministrazione giudiziaria nell’ambito di un provvedimento eseguito stamattina dalla Direzione investigativa antimafia di Reggio Calabria coordinata dalla Procura Distrettuale della Repubblica reggina guidata dal procuratore Giovanni Bombardieri.

Nell’ambito dell’inchiesta, coordinata dai pm Stefano Musolino e Walter Ignazitto, la Sezione misure di prevenzione del Tribunale ha disposto per la società di grandi dimensioni l’amministrazione giudiziaria. Alle 10.30 è prevista una conferenza stampa nel corso della quale il procuratore Bombardieri e il direttore della Dia, Maurizio Vallone, illustreranno i dettagli dell’operazione denominata “Scilla e Cariddi”.

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Caronte&Tourist Isole Minori taglia il 30% degli stipendi dei lavoratori

La compagnia denuncia la mancata remunerazione dei servizi (legata al divieto di contrattazione con la pubblica amministrazione), i sindacati confederali rispondono con lo stato di agitazione

Nerea (Siremar – Caronte&Tourist Isole Minori)

Acque agitate nei mari di Sicilia per i traghetti. Con una nota firmata dal responsabile del personale Tiziano Minuti, Caronte&Tourist Isole Minori ha reso noto che gli stipendi di maggio saranno pagati solo al 70%: “La situazione ingarbugliata di cui abbiamo più volte accennato sta presentando il conto. Ai noti sequestri di navi, conti correnti e proventi, si aggiunge infatti la mancata remunerazione dei servizi che prestiamo dall’ormai lontano ottobre 2023. Ciò rende impossibile procedere al pagamento degli stipendi del mese di maggio 2024. Con uno sforzo ulteriore – sempre caricato sulle spalle della capogruppo C&T Spa – riusciremo a garantire un acconto non superiore al 70 % delle spettanze”. Il resto sarà pagato “non appena ce ne saranno le condizioni”.

Il riferimento è vago (la compagnia al momento non ha fornito ulteriori informazioni in merito) ma, da quanto apprende SHIPPING ITALY da fonti vicine al dossier, il problema è legato alla convenzione con la Regione  Siciliana per lo svolgimento dei collegamenti marittimi integrativi con le isole minori.

Il 23 maggio scorso l’ente annunciò il raggiungimento dell’intesa che avrebbe dovuto regolare i rapporti fra l’ottobre 2023 e il settembre 2024, ma appena due giorni dopo il Tribunale di Messina ha condannato Caronte&Tourist, fra le altre cose, al divieto di contrattazione di un anno con la pubblica amministrazione, nell’ambito di un processo per le carenze su alcuni mezzi utilizzati dalla controllata Ngi.

Vero che la controparte della regione è la società Sns, società di Navigazione siciliana, ma Caronte&Tourist ne detiene il 45% e Isole Minori, sua controllata, il 5%, oltre ad essere la compagnia deputata all’esecuzione materiale dell’accordo. Sarebbe questo ad aver congelato la firma della convenzione e quindi il pagamento dei corrispettivi da parte della Regione.

Nel frattempo le sigle confederali Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti hanno reagito alla comunicazione della compagnia di navigazione proclamando lo stato di agitazione dei lavoratori, chiedendo un incontro immediato e stigmatizzando “la modalità e la tempistica con la quale la società ha comunicato il parziale pagamento della retribuzione di cui in argomento”.

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L'attività è della Dia, coordinata dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria

Reggio Calabria - Mezzo miliardo di euro. È il valore della società posta in amministrazione giudiziaria stamattina dalla Dia di Reggio Calabria nell’ambito di un’operazione coordinata dalla Procura Distrettuale della Repubblica reggina guidata dal procuratore Giovanni Bombardieri. Secondo l'indagine, denominata "Scilla e cariddi", la società avrebbe agevolato esponenti della 'ndrangheta. La Direzione Investigativa Antimafia, coordinata dalla Procura della Repubblica - Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, diretta dal Procuratore Giovanni Bombardieri, ha dato esecuzione ad un provvedimento emesso dal locale Tribunale - Sezione Misure di Prevenzione, Presidente Ornella Pastore, ai sensi dell’articolo 34 del Codice Antimafia (d.lgs 159/2011), con il quale è stata disposta l’amministrazione giudiziaria, per un periodo di mesi 6, nei confronti della CARONTE & TOURIST Spa, con sede a Messina, Viale della Libertà 34. Con il medesimo provvedimento è stato disposto il sequestro dei beni nella disponibilità di Massimo Buda, figlio di Santo Buda, appartenente alla famiglia Buda di Villa San Giovanni, federata alla potente consorteria IMERTI–CONDELLO attiva nel comprensorio di Villa San Giovanni (RC) e territori limitrofi. Beni del valore di circa 800.000 euro sono stati sequestrati, a Massimo Buda, dipendente della società e figlio di Santo Buda, appartenente all'omonima famiglia di Villa San Giovanni, federata, secondo gli inquirenti, alla cosca Imerti-Condello attiva nel comprensorio di Villa San Giovanni e territori limitrofi. Il decreto del Tribunale è stato emesso su richiesta dei Sostituti Procuratori Stefano Musolino e Walter Ignazitto, coordinati dai Procuratori Aggiunti Calogero Gaetano Paci e Giuseppe Lombardo, che hanno delegato alla DIA gli accertamenti patrimoniali, in esito alle acquisizioni investigative del procedimento convenzionalmente denominato “Scilla e Cariddi”. Le indagini hanno fatto emergere, anche grazie alle convergenti dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, la permeabilità della società Caronte &Tourist Spa rispetto ad infiltrazioni della criminalità organizzata, nonché l’agevolazione garantita dalla medesima società in favore di più soggetti legati alle locali articolazioni di ‘ndrangheta. In particolare sono stati individuati in Domenico Passalacqua (pregiudicato per il reato di cui all’art. 416 bis c.p. e già destinatario di misura di prevenzione personale e patrimoniale) ed in Massimo Buda (quest’ultimo anche nella qualità di rappresentante del padre Santo, esponente apicale dell’omonima cosca), entrambi dipendenti del vettore marittimo, i portatori degli interessi della ‘ndrangheta, agevolati da Caronte & Tourist Spa. Gli interessi economici dei predetti sono stati garantiti attribuendo ad imprese ad essi riferibili vari servizi all’interno delle navi che fanno la spola tra le coste siciliane e calabresi. In particolare, dette imprese - di fatto nella disponibilità di BUDA e PASSALACQUA (e di altri soggetti agli stessi legati) - hanno potuto gestire, ricavandone ingenti profitti, i servizi di bar- ristorazione e quelli di pulizia e disinfestazione a bordo delle imbarcazioni, nonché i servizi di prenotazione per gli autotrasportatori che si imbarcano sui traghetti del Gruppo Caronte & Tourist. Gli esponenti delle locali cosche sono stati agevolati tramite l’assunzione di personale segnalato dai predetti e, nel caso di PASSALACQUA, garantendo la retribuzione anche durante la latitanza e la sottoposizione a misura cautelare. A BUDA, infine, è stata garantita una rapida e brillante progressione in carriera, con la capacità di promuovere e gestire le nuove assunzioni e con la delega conferitagli per la risoluzione delle controversie tra dipendenti o con i fornitori. L’amministrazione giudiziaria, ai sensi dell’art. 34 del Codice Antimafia, è finalizzata ad intervenire nella governance di Caronte &Tourist Spa, in funzione di bonifica ed impermeabilizzazione della struttura aziendale dal rischio di future ed ulteriori contaminazioni criminali ed interferenze mafiose. La nota compagnia di navigazione destinataria del provvedimento, il cui valore viene stimato in circa 500 milioni di euro, ha un capitale sociale di euro 2.374.310,00 e vanta numerose partecipazioni in altre società, insieme alle quali svolge, in massima parte, servizi di navigazione non solo sullo stretto di Messina, ma anche in ulteriori tratte tra la Sicilia e altre destinazioni. Gli accertamenti investigativi hanno evidenziato come Massimo Buda, rappresenti la longa manus del padre Santo, di recente (ottobre 2020) condannato in appello alla pena di 14 anni e 8 mesi di reclusione, nel procedimento penale c.d “SANSONE”, perché ritenuto il reggente della cosca BUDA-IMERTI di Villa San Giovanni. Il Tribunale di Reggio Calabria – Sezione Misure di Prevenzione ha, pertanto, contestualmente disposto nei confronti di Massimo Buda il sequestro dei seguenti beni:  2 ditte individuali comprensive dell’intero patrimonio aziendale con sede a Villa San Giovanni;  5 appezzamenti di terreno di cui uno edificabile di complessivi metri quadri 700;  2 appartamenti ed un garage a Villa San Giovanni;  1 appartamento con box e piccolo vano cantinato nel Comune di Lissone (MI);  disponibilità finanziarie.  

Reggio Calabria - Mezzo miliardo di euro. È il valore della società posta in amministrazione giudiziaria stamattina dalla Dia di Reggio Calabria nell’ambito di un’operazione coordinata dalla Procura Distrettuale della Repubblica reggina guidata dal procuratore Giovanni Bombardieri. Secondo l'indagine, denominata "Scilla e cariddi", la società avrebbe agevolato esponenti della 'ndrangheta.

La Direzione Investigativa Antimafia, coordinata dalla Procura della Repubblica - Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, diretta dal Procuratore Giovanni Bombardieri, ha dato esecuzione ad un provvedimento emesso dal locale Tribunale - Sezione Misure di Prevenzione, Presidente Ornella Pastore, ai sensi dell’articolo 34 del Codice Antimafia (d.lgs 159/2011), con il quale è stata disposta l’amministrazione giudiziaria, per un periodo di mesi 6, nei confronti della CARONTE & TOURIST Spa, con sede a Messina, Viale della Libertà 34.

Con il medesimo provvedimento è stato disposto il sequestro dei beni nella disponibilità di Massimo Buda, figlio di Santo Buda, appartenente alla famiglia Buda di Villa San Giovanni, federata alla potente consorteria IMERTI–CONDELLO attiva nel comprensorio di Villa San Giovanni (RC) e territori limitrofi. Beni del valore di circa 800.000 euro sono stati sequestrati, a Massimo Buda, dipendente della società e figlio di Santo Buda, appartenente all'omonima famiglia di Villa San Giovanni, federata, secondo gli inquirenti, alla cosca Imerti-Condello attiva nel comprensorio di Villa San Giovanni e territori limitrofi.

Il decreto del Tribunale è stato emesso su richiesta dei Sostituti Procuratori Stefano Musolino e Walter Ignazitto, coordinati dai Procuratori Aggiunti Calogero Gaetano Paci e Giuseppe Lombardo, che hanno delegato alla DIA gli accertamenti patrimoniali, in esito alle acquisizioni investigative del procedimento convenzionalmente denominato “Scilla e Cariddi”.

Le indagini hanno fatto emergere, anche grazie alle convergenti dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, la permeabilità della società Caronte &Tourist Spa rispetto ad infiltrazioni della criminalità organizzata, nonché l’agevolazione garantita dalla medesima società in favore di più soggetti legati alle locali articolazioni di ‘ndrangheta. In particolare sono stati individuati in Domenico Passalacqua (pregiudicato per il reato di cui all’art. 416 bis c.p. e già destinatario di misura di prevenzione personale e patrimoniale) ed in Massimo Buda (quest’ultimo anche nella qualità di rappresentante del padre Santo, esponente apicale dell’omonima cosca), entrambi dipendenti del vettore marittimo, i portatori degli interessi della ‘ndrangheta, agevolati da Caronte & Tourist Spa. Gli interessi economici dei predetti sono stati garantiti attribuendo ad imprese ad essi riferibili vari servizi all’interno delle navi che fanno la spola tra le coste siciliane e calabresi.

In particolare, dette imprese - di fatto nella disponibilità di BUDA e PASSALACQUA (e di altri soggetti agli stessi legati) - hanno potuto gestire, ricavandone ingenti profitti, i servizi di bar- ristorazione e quelli di pulizia e disinfestazione a bordo delle imbarcazioni, nonché i servizi di prenotazione per gli autotrasportatori che si imbarcano sui traghetti del Gruppo Caronte & Tourist.

Gli esponenti delle locali cosche sono stati agevolati tramite l’assunzione di personale segnalato dai predetti e, nel caso di PASSALACQUA, garantendo la retribuzione anche durante la latitanza e la sottoposizione a misura cautelare. A BUDA, infine, è stata garantita una rapida e brillante progressione in carriera, con la capacità di promuovere e gestire le nuove assunzioni e con la delega conferitagli per la risoluzione delle controversie tra dipendenti o con i fornitori. L’amministrazione giudiziaria, ai sensi dell’art. 34 del Codice Antimafia, è finalizzata ad intervenire nella governance di Caronte &Tourist Spa, in funzione di bonifica ed impermeabilizzazione della struttura aziendale dal rischio di future ed ulteriori contaminazioni criminali ed interferenze mafiose. La nota compagnia di navigazione destinataria del provvedimento, il cui valore viene stimato in circa 500 milioni di euro, ha un capitale sociale di euro 2.374.310,00 e vanta numerose partecipazioni in altre società, insieme alle quali svolge, in massima parte, servizi di navigazione non solo sullo stretto di Messina, ma anche in ulteriori tratte tra la Sicilia e altre destinazioni. Gli accertamenti investigativi hanno evidenziato come Massimo Buda, rappresenti la longa manus del padre Santo, di recente (ottobre 2020) condannato in appello alla pena di 14 anni e 8 mesi di reclusione, nel procedimento penale c.d “SANSONE”, perché ritenuto il reggente della cosca BUDA-IMERTI di Villa San Giovanni. Il Tribunale di Reggio Calabria – Sezione Misure di Prevenzione ha, pertanto, contestualmente disposto nei confronti di Massimo Buda il sequestro dei seguenti beni:  2 ditte individuali comprensive dell’intero patrimonio aziendale con sede a Villa San Giovanni;  5 appezzamenti di terreno di cui uno edificabile di complessivi metri quadri 700;  2 appartamenti ed un garage a Villa San Giovanni;  1 appartamento con box e piccolo vano cantinato nel Comune di Lissone (MI);  disponibilità finanziarie.  

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Il Questore vieta i funerali per il nipote del boss morto in un incidente

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Caronte e Tourist in amministrazione giudiziaria: favoriva la ‘Ndrangheta

Sono state scoperte delle infiltrazioni della ‘ndrangheta nella società che gestisce il trasporto sullo stretto di messina: la caronte e tourist..

caronte e tourist

L’operazione della Caronte e Tourist è stata coordinata dalla direzione investigativa anti mafia di Reggio Calabria.

Sotto amministrazione giudiziaria

La direzione investigativa anti mafia di Reggio Calabria, coordinata dalla Procura distrettuale della Repubblica ha eseguito un provvedimento con cui è stata disposta, per sei mesi, l’amministrazione giudiziaria nei confronti della Caronte e Tourist.

L’amministrazione giudiziaria è uno strumento nuovo previsto dalla legge che prevede una sorta di controllo giudiziario sull’attività svolta dall’impresa, che può continuare a lavorare senza limitazioni oggettive o soggettive e senza modificare i suoi vertici.

Si tratta della società di navigazione che movimenta 500 milioni l’anno, ritenuta responsabile di aver favorito esponenti della ‘Ndrangheta.

L’operazione è stata denominata Scilla e Cariddi. Come ha affermato, ai microfoni di SkyTg24, Fabrizio Fazio , vice questore della Polizia:

“E’ stata accertata la presenza storica della criminalità organizzata all’interno di Caronte & Tourist. Storica grazie all’apporto di numerosi collaboratori che hanno fornito informazioni importanti”.

In particolare, si trattava di infiltrazioni che avvenivano attraverso la fornitura di beni e servizi quali: disinfestazioni, servizi di ristorazione, servizi di Polizia. Inoltre, si assumevano anche esponenti della cosca per lavorare. Soggetti che poi iniziavano a ricoprire ruoli importanti.

Una collaborazione importante

Durante l’operazione, c’è stato anche un maxi sequestro di beni riconducibili a Massimo Buda. Quella della Caronte non era la classica storia di tangenti . La ‘Ndrangheta, infatti, era parte integrante del business di, come detto sopra, legati agli appalti di servizi quali pulizie, ristorazione e altro.

Per evitare le infiltrazioni, la Cda della società era stata affidata ad un ex Prefetto. Un controllo che, però, non è mai stato effettuato.

La Caronte è comunque un soggetto economico molto importante, con oltre 1200 dipendenti. Non è sorprendente che i vertici della Caronte abbiano potuto intrattenere rapporti con le istituzioni.

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Isole minori, la Regione non paga il contributo a Caronte & Tourist: stipendio decurtato per i lavoratori

I sindacati proclamano lo stato d’agitazione dei marittimi

caronte e tourist amministrazione

La Regione non versa regolarmente il contributo alla società Caronte & Tourist isole minori e la società decurta lo stipendio. I sindacati proclamano lo stato d’agitazione dei marittimi. Lo hanno riferito Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti. «Il pagamento parziale al 70% della retribuzione del mese di maggio è un atto irricevibile, annunciamo possibili criticità nei servizi di collegamento verso le isole minori». Lo dicono i segretari generali regionali di Filt Cgil Alessandro Grasso, Fit Cisl Dionisio Giordano e Uiltrasporti Katia Di Cristina dopo che la Caronte & Tourist Isole Minori ha comunicato di essere in attesa di ricevere la provvista di circa 10 milioni di euro dalla Regione siciliana, crediti legati a servizi resi ma non ancora pagati, 9 mesi di ritardo che, unitamente al sequestro dei beni effettuato dall’autorità giudiziaria nei mesi precedenti per una somma di circa 30 milioni , hanno determinato una crisi di liquidità per la società di navigazione dello stretto. «L’auspicio è che già nelle prossime ore il mandato di pagamento venga firmato dall’Assessorato alle Infrastrutture, consentendo alla Società di completare con immediatezza il pagamento delle retribuzioni dei circa 450 marittimi». «Nell’attesa che ciò avvenga con la massima tempestività – concludono i sindacati – potrebbero comunque determinarsi criticità e disagi nei servizi di collegamento. Sia chiaro a tutti che nonostante l’avvio della stagione estiva si preannunci fortunatamente ricca di turisti, episodi quali il mancato o il ridotto pagamento delle retribuzioni dei lavoratori, registreranno la nostra consequenziale reazione sindacale a tutela dei marittimi».

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Stipendi pagati al 70%, proclamato lo stato di agitazione dei lavoratori della Caronte&Tourist

caronte e tourist amministrazione

Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti proclamano lo stato di agitazione dei lavoratori della Caronte & Tourist Isole Minori. “Il pagamento parziale al 70% della retribuzione del mese di maggio è un atto irricevibile, annunciamo possibili criticità nei servizi di collegamento verso le isole minori”.

A dichiararlo i segretari generali regionali di Filt Cgil Alessandro Grasso, Fit Cisl Dionisio Giordano e Uiltrasporti Katia Di Cristina dopo che la Caronte & Tourist Isole Minori ha comunicato di essere in attesa di ricevere la provvista di circa 10 milioni di euro dalla Regione siciliana, crediti legati a servizi resi ma non ancora pagati, 9 mesi di ritardo che, unitamente al sequestro dei beni effettuato dall’autorità giudiziaria nei mesi precedenti per una somma di circa 30 milioni, hanno determinato una crisi di liquidità per la Società di navigazione dello stretto.

Nella lettera ai lavoratori si fa riferimento alla “situazione ingarbugliata” che investe gli armatori e che adesso “sta presentando il conto”. Il riferimento è a noti sequestri di navi, conti correnti e proventi a cui si aggiunge “la mancata remunerazione dei servizi che prestiamo dall’ormai lontano ottobre 2023”. Non è la prima volta negli ultimi mesi che una cosa del genere accade alla società, con già precedenti proteste da parte dei lavoratori e minacce di sciopero e stati di agitazione.

Le parole dei sindacati

“L’auspicio è che già nelle prossime ore il mandato di pagamento venga firmato dall’Assessorato alle Infrastrutture, consentendo alla Società di completare con immediatezza il pagamento delle retribuzioni dei circa 450 marittimi”. E concludono, “nell’attesa che ciò avvenga con la massima tempestività potrebbero comunque determinarsi criticità e disagi nei servizi di collegamento. Sia chiaro a tutti che nonostante l’avvio della stagione estiva si preannunci fortunatamente ricca di turisti, episodi quali il mancato o il ridotto pagamento delle retribuzioni dei lavoratori, registreranno la nostra consequenziale reazione sindacale a tutela dei marittimi”.

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Stato di agitazione fra i dipendenti della Caronte&Toust Isole minori. La decisione dei sindacati dopo che l'azienda ha comunicato l'impossibilità a "procedere al pagamento degli stipendi del mese di maggio 2024". Ai lavoratori è stato annunciato che con uno sforzo caricato sulle spalle della capogruppo C&T Spa si potrà garantire solo un acconto non superiore al 70% delle spettanze e la volontà di saldare "non appena ce ne saranno le condizioni".

Nella lettera ai lavoratori si fa riferimento alla "situazione ingarbugliata" che investe gli armatori e che adesso "sta presentando il conto".  Il riferimento è a noti sequestri di navi, conti correnti e proventi a cui si aggiunge "la mancata remunerazione dei servizi che prestiamo dall’ormai lontano ottobre 2023". 

Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti hanno dunque proclamato lo stato di agitazione di tutti i lavoratori stigmatizzando modalità e tempistica con la quale la società ha comunicato il parziale pagamento della retribuzione. Le organizzazioni chiedono un immediato confronto "restando inteso che, qualora la richiesta rimanesse inevasa, la presente è da intendersi quale formale avvio delle procedure di raffreddamento".

"Il pagamento parziale al 70% della retribuzione del mese di maggio è un atto irricevibile, annunciamo possibili criticità nei servizi di collegamento verso le isole minori". A dichiararlo i segretari generali regionali di Filt Cgil Alessandro Grasso, Fit Cisl Dionisio Giordano e Uiltrasporti Katia Di Cristina dopo che la Caronte & Tourist Isole Minori ha comunicato di essere in attesa di ricevere la provvista di circa 10 milioni di euro dalla Regione siciliana, crediti legati a servizi resi  ma non ancora pagati, 9 mesi di ritardo che, unitamente al sequestro dei beni effettuato dall’autorità giudiziaria nei mesi precedenti per una somma di circa 30 milioni hanno determinato una crisi di liquidità per la Società di navigazione dello stretto.

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